MOSAICO & MOSAICI - METODOLOGIE ESECUTIVE

SINTASSI PRIMARIA DEL MOSAICO
Bruno Bandini (Marco De Luca, Il mosaico per immagini, Testo di Bruno Bandini, Ravenna, Edizioni Essegi, 1989, p. 11), indagando sul mosaico, così dà forma alla sua personalissina indagine: "Il mosaico, al di là delle possibili letture ed al di là della sua vicenda fascinosa, è una forma di espressione artistica estremamente concreta, dotata di proprie regole interne, di statuti linguistici, di cui però non di rado ci si è dimenticati. Il mosaico ha cioè una propria metodologia esecutiva per la quale la materia frammentata lo compone secondo leggi associative, secondo disposizioni in ordini che sono tutt’altro che casuali. Queste regole - magari non scritte, o forse solo incautamente abbandonate - costituiscono l’ossatura dello spazio del mosaico, vale a dire della modificazione dello spazio che il mosaico istituisce. Come informazione generalissima potremmo dire che il mosaico è una frantumazione che si organizza in unità ottica, in sintesi che si offre allo sguardo che è capace di percepire l’unità di un molteplice ordinato, organizzato in immagine, o quanto meno in ‘tessitura’, in ordito che rende leggibile la stessa concrezione della superfice musiva. Se, d’altra parte, ci si chiedesse che cosa il mosaico sia, ci troveremmo di fronte a una serie quanto mai ricca di difficoltà. Una domanda che si presenta semplice solo in apparenza, che invece difficilmente può trovare risposte coerenti, o almeno largamente accettate. La risposta rischia costantemente di essere o troppo banale, o troppo generale. E’ come interrogare un oracolo, che parla per enigmi; ma la spiegazione dell’enigma è enigmatica, imponendo quasi un enigma più profondo. La domanda "che cosa" è il mosaico molto spesso si risolve o nell’interpretazione del fenomeno musivo, oppure nella sua decifrazione tecnologica. Una risposta che, allora, o accetta di affrontare l’enigma del mosaico, o si accontenta di risolverne le motivazioni tecnologiche. Quello che invece qui si vuole tentare è offrire - per immagini - una definizione dello statuto interno del mosaico, dove, con estrema semplicità, la tecnologia proceda di pari passo con la ricognizione sulle regole del gioco, cioè con quelle procedure esecutive - o se si preferisce, linguistiche - che al mosaico fanno necessariamente capo. Anche quando esso sia oggetto di una ricerca contemporanea, si traduca in forma espressiva legata alla ricerca artistica contemporanea ... Questo è il mosaico, composizione di elementi discreti, capacità - fornita anche e soprattutto dall’applicazione di regole esecutive, oltre che dall’abilità dell’esecutore - di esprimere l’idea di continuità a partire dalla discontinuità di un materiale. Ma ognuno di questi elementi, separatezza, discontinuità, da una parte, e sintesi organica, totalità, dall’altra, sono indispensabili al mosaico, sono il suo statuto primario, ineliminabile, incontrovertibile... necessario. Il mosaico è la "tessera" ed il legante che accosta tra loro gli elementi singoli. Questa è la sua sintassi primaria.
Oltre si dà una semantica, una serie di regole compositive contravvenendo le quali difficilmente potremo parlare di mosaico, dovendoci accontentare di osservare o tessere singole o tessere assemblate a formare qualche superficie che è sì fatta di elementi materiali discreti connessi da un legante, ma che non è "musiva" ... L’interesse di questa riflessione risiede - almeno così ci ostiniamo a credere - nel desiderio di verificare la logica interna di un meccanismo che solo in apparenza è semplice. Il mosaico - è stato detto - è un’arte senza tempo, perché sconfigge il tempo: non solo, e non tanto, come durata, come capacità di permanere e di conservarsi, ma anche come espressione artistica che vive solamente sulla scorta di una prederminazione, di una forte intenzionalità, che è tutt’altro che ‘sregolata’, meramente inventiva, casuale. L’arte del mosaico annulla il tempo, già ad iniziare dalle procedure di composizione e di esecuzione: essa ha un’interna disciplina, ardua e prosaica, dimenticando la quale rischieremmo di snaturare il mosaico stesso. L’insieme di elementi di diverso materiale, riuniti assieme per mezzo di un legante, per decorare superfici piane o curve, che può essere accettato come definizione basilare per il mosaico, è di origine antichissima. Conosciamo i calendari solari dei Maya e le maschere dei guerrieri composte di tessere di giada degli Aztechi... In epoche diverse ed all’interno di geografie diverse, si è praticata l’arte della composizione utilizzando la discontinuità e l’eterogeneità degli elementi costitutivi. Il mosaico, storicamente, ha origine proprio da questo gusto antico, da questo interesse ad utilizzare la materia frantumata che presenta, costitutivamente, qualità di colore e di consistenza naturali. Il colore è dunque originato direttamente dal materiale usato, o, per meglio dire, la materia frantumata viene utilizzata per le sue proprietà coloristiche. Questo però non significa che il mosaico sia assimilabile alla pittura, che cioè possa essere definito "pittura di pietra". Le sue regole costitutive, la sua sintassi, sono profondamente diverse rispetto a quelle della pittura. Non è casuale che - al di là dei sempre possibili errori esecutivi - sia facilmente individuabile un mosaico tradotto da un originale puramente pittorico, che non è stato pensato in funzione di una trasposizione musiva. Una traduzione sapiente, ma ‘letterale’, di un dipinto potrà raggiungere forme di virtuosismo estremo ... ma non saprà fornirci il mosaico nella sua pregnanza, nella sua specificità ed autonomia. D’altro canto, pensiamo di poter affermare che se il mosaico è questa riflessione ragionata e dotata di regole con le qualità coloristiche proprie di alcuni materiali, esso è anche un’originale riflessione - anche in questo caso dotata di regole interne - sullo spazio risolta attraverso la luce. Tanto nei mosaici pavimentali, quanto in quelli parietali, così come nella decorazione musiva di oggetti, possiamo osservare come essi costitutivamente giochino con le proprietà di modificazione dello spazio offerte dalla luce dei materiali utilizzati".
1999 Filippo Maria Patella
(tratto da ART GM, Anno II, Numero 2)